Aneddoti - I Ragazzi del Columbus

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i ragazzi del columbus
  I fricchettoni, con il loro inseparabile orecchino, le Citroën e le Renault. I capelli lunghi, le camice indiane, le scarpe Adidas o i sandali infradito e perché no le spadrillas o i camperos. I jeans scoloriti, la musica afro o funky, ma anche qualche buon pezzo rock o sound che so…. Hanno antenati lontani i fricchettoni, li possiamo agganciare (con le dovute distanze) a quella scapigliatura milanese di ottocentesca memoria, oppure alla generazione beat degli anni sessanta americana, passando per i poeti maledetti tanto amati da Jim Morrison. Il fricchettone per definizione stravagante, strano, anticonformista, spostato, la marijuana, l’hashish, il tatuaggio, i freaks. Li raccontano tre libri: “I ragazzi del Columbus”, “baiosi” e “Lungo la via Emilia”. Era così in quegli anni ottanta, auto vecchie riempite di adesivi, spesso “bollate”, anticonformisti in tutto e per tutto i fricchettoni sono stati una delle correnti della cultura giovanile underground anni ottanta che in qualche modo ha lasciato il segno a differenza che so, dei paninari che sono svaniti nel nulla. Per non parlare dei cosiddetti “fighetti” che in fondo erano la maggioranza. I lunghi viaggi in auto o in truccate vespe sgangherate o motociclette per raggiungere il mare, i laghi o qualche lontana discoteca. Ad ogni raduno, ad ogni incontro che fosse al Chicago, al Typhoon , il Cosmic la Mecca o altre discoteche ancora c’era sempre un’aria di “svacco” ma soprattutto di libertà. Chi è fricchettone e un po’ picaro, si è trovato a percorrere anche qualche centinaio di chilometro in una notte per andare a ballare in una remota discoteca come in un sogno,anche solo per ritrovare un vecchio amico di un’altra città, per abbracciarlo in un indimenticabile incontro, una cosa insolita, assurda per le persone cosiddette normali, una roba stravagante. Una sottocultura che è stata un grido di libertà e di socialità perché chiunque poteva partecipare agli incontri dei fricchettoni, perché per stare tutti insieme bastava un sacco a pelo, una maglietta e una vecchia e molleggiata automobile con un po’ di quelle note sonore che sono state una colonna sonora per i freaks e un’avanguardia musicale a tutti gli effetti. E poi la meta estiva dove tutti i fricchettoni d’Italia convogliavano una volta o l’altra a Riccione presso il “Columbus” allora piazzale Togliatti che si affacciava sulla spiaggia libera, diventato un appuntamento di chitarre, bonghi, partite di calcio giocate nell’aurora del mattino fra una fumata e una lattina di birra. Di quegli anni sono rimasti siti e pagine sui social, tante vecchi cassette musicali, ma come ogni sottocultura giovanile ci restano anche almeno tre libri che raccontano di quei personaggi e di quegli anni con i loro riti e irrinunciabili appuntamenti e di quell’indomabile e continua ricerca di un viaggio che non fosse un semplice spostamento per raggiungere al più presto una meta, un viaggio per incontrare persone, per conoscere posti che fossero semplici osterie o discoteche o piazzali davanti ad un mare emiliano. Ci restano “Lungo la via Emilia” per le edizioni Blu di Prussia, un vecchio libro che risale all’ormai lontano 1993, racconti quasi in presa diretta narrati da Ermanno Mariani, con uno stile asciutto e irriverente dai toni grotteschi e spassosi. “I ragazzi del Columbus” di Andrea Castagnini by Amazon del 2018 che ci riporta a quegli anni “leggeri” rievocando lo spirito del viaggio, dell’amicizia, ma soprattutto sull’onda dei ricordi di una struggente storia d’amore che non finisce mai, come tutte le vere storie d’amore. E ritornano loro fricchettoni nelle pagine di questo volume in un racconto di tolleranza e libertà. Infine cronologicamente ultimo i “Baiosi” di Marco Bonafini per Youcanprint del 2019, che ci imbuca con prepotenza in quegli anni con una puntigliosa ricerca di discoteche, personaggi, automobili, cassette musicali, abiti e usi e consuetudini dei fricchettoni. Tutti è tre i libri che ci spingono a ripercorrere quegli anni, quei sogni e quelle speranze che hanno tanti comuni denominatori, a partire dalle copertine che raffigurano l’automobile “culto” delle scorribande notturne dei fricchettoni, ossia le Citroën Ds meglio conosciute come squalo, automobili straordinarie che hanno segnato un’epoca, costosissime all’originale uscita dal concessionario, ma ormai fuori produzione da almeno un decennio. In quegli anni ottanta si potevano scovare da qualche annoiato e anziano signore a prezzi davvero ridicoli, o meglio “popolari” e chiunque poteva permettersene una. E poi le tante storie che tutti e tre i libri ci raccontano e che sembrano confluire in un unico fiume di tambureggiante musica notturna di quegli indimenticabili anni e di quel popolo della notte proteso a cercare un'altra via, ma sempre una strada di libertà e di tolleranza verso gli altri.
Pietro Scotti
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Al mare a Riccione ci sono sempre andato in Vespa assieme a Franco e Paolo, i tre Moschettieri.
Nel 1983 Paolo aveva comperato una delle prime Custom, una kawasaki nera bellissima,
era proprio figo vederlo sfrecciare con essa sul lungomare di Riccione.
Invece io e Franco avevamo una Vespa, io avevo un PX 150 Blu e Franco un PX 200 rosso.
In agosto noi tre sceglievamo di spostarci con le due ruote perché ti concedevano una grande libertà,
potevi districarti senza problemi in mezzo al traffico caotico dell'Estate in riviera senza problemi.
Avere come me una vespa ti consentiva di arrivare diretto al Piazzale "Columbus" cosa quasi impossibile con l'auto,
e cosa non da poco, di parcheggiare vicino alla scalinata di accesso alla Mecca.
Con questa libertà nell'animo non ci mettevamo mai troppi problemi su dove stare.
Quell'anno Paolo aveva preso un appartamento per il mese di agosto con altri ragazzi.
Franco  invece veniva sempre con me che andavo via con la mia canadese due posti, rossa col tetto blu.
Capisco ora quanto affetto e amicizia nutrisse per me visto che in quella canadese di plastica e sintetico la temperatura già alle 9 di mattina
era insopportabile e bisognava uscirne presto, spesso madidi di sudore, perché ci si soffocava.
La ricordo scomoda all'inverosimile con gli asciugamani come cuscini, la roba ammonticchiata negli zaini in un caos indescrivibile.
Eppure io e Franco ci abbiamo passato molte nottate di agosto lì dentro. E ricordo pure  tutti i campeggi che nel tempo abbiamo frequentato
come il "Fontanelle" o il "Conca d'Oro". Ma noi eravamo in pratica dei nomadi che preferivano le stelle ad un tetto sulla testa.
Sarà di certo stato per il viavai naturale che succedeva di notte con le penne del campeggio.
Di quelle estati memorabili ho tantissimi ricordi che custodisco in una libreria preziosa del cuore.
Di quell'anno il 1983 come un film "slow motion" ricordo tutto. Giorno per giorno.
Per esempio ricordo che qualche giorno dopo il primo di agosto, la sera sul tardi, il tempo cambiò.
Io con tutta la compagnia dei bolognesi eravamo al Columbus,
chi a bighellonare sul crescentone grigio, chi stazionando sul muretto.
Si alzò un vento fortissimo che preannunciava il maltempo e difatti di lì a poco venne giù il finimondo.
Tutta la tribù si disperse in un baleno cercando un ricovero. Io Franco e Paolo eravamo arrivati al Columbus in vespa o moto e
come solito ci eravamo poi persi di visita perché ognuno aveva i suoi giri con le ragazze.
Io mi ritrovai  a chiedere aiuto e ricovero alla prima faccia amica che incontrai.
Fortuna per me volle che incontrai Sighi e con lui, e altri tre ragazzi, riparammo sotto l'acqua dentro la sua R 4 blu scuro.
L'auto era, per fortuna, parcheggiata di fronte al Bar Columbus dalla parte opposta col muso rivolto verso cattolica.
Rimanemmo stretti stretti lì dentro per molto tempo mentre fuori veniva giù a catinelle con fortissimi rovesci.
Non mi fu possibile rientrare al campeggio perché si era allagato tutto.
Credo di avere dormito qualche ora ospite da qualcuno in un appartamento.
Buttato per terra pur di dormire. Il giorno dopo mi riunii con Franco e tornammo al campeggio per constatare i danni.
Fortuna volle che avevamo montato la tenda in una piazzola nella parte del Conca d' Oro più lontana
che ascendeva leggermente, dalla parte del maneggio.
Constatammo che la tenda era pressoché intatta e per fortuna anche i nostri zaini lo erano.
Quella notte riuscimmo a dormire nel campeggio ma a molti altri andò molto peggio.
Il giorno dopo molti dei miei amici andarono in giro sparsi al Columbus a cercare un posto per dormire.
Di quell'estate quella del 1983 ho gia' scritto tantissimo anche sul mio blog.
I bomboloni, la mia vespa che fu  tamponata e buttata giù davanti al Columbus, di Giulia,
delle mie scorribande nel primo fastfood della riviera che era Kenny,
delle patatine fritte, delle notti insonni e tanto altro. Quell'estate rimane scolpita per sempre nel mio cuore.
Fu un'estate piena di magia e io se potessi tornerei a riviverla senza cambiare nulla
perché vissi intensamente e intensamente amai.
In quei giorni io mi sentii vivo come non mai e fu una sensazione bellissima.
ANDREA
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In quegli anni c' è stato un periodo che, con alcuni amici e la fedele R4, si girava, di solito il sabato e la domenica pomeriggio,
sulle colline bolognesi e modenesi, su strade poco battute alla ricerca dei classici piccoli paesi di montagna.
Verso l' ora dell' aperitivo, ci fermavamo nell' unico bar del paese trovato,
solitamente gestito da persone anziane e con clienti, sempre anziani, che giocavano a carte.
Entrati, tutti ci guardavano male e quasi con paura, vedendo esseri strani con capelli e barba lunghi e vestiti in maniera ancora più strana,
solitamente ordinavamo birre, vino, bibite e sacchetti di patatine, poi ci si sedeva ad un tavolino.
Una volta finito raccoglievamo tutta la carta, le briciole, i sacchetti, i bicchieri e le bottiglie
li appoggiavamo sul bancone, e andavamo a pagare,
il o la gestore ci guardava sempre più incuriosito e solitamente chiedeva perchè avevamo fatto tutto ciò,
di solito i clienti lasciavano tutto lo sporco sul tavolino, noi rispondevamo che
per noi era normale così, era il nostro modo di fare,
allora il gestore, con un mega sorriso e cambiando opinione su tal personaggi ci diceva,
ragazzi non ho quasi mai visto un comportamento del genere,
questa volta offro io e se passate ancora da queste parti, venite a trovarmi anche solo per un saluto,
Ecco piccola storia, i Ragazzi del Columbus erano anche questo
ROS
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Questa è una storia vera nata al Columbus
Era l'estate dell'83 dopo un pomeriggio travagliato al Columbus terminato con una retata (senza motivo) e dopo un paio d' ore di caserma
mi fu rifilato il foglio di via per 3 anni,tornato al Columbus confidai il fatto a alcuni Amici, la notizia si sparse in un battibaleno e l'umore cambiò in molti di noi,
mi preparavo a lasciare amici e amiche con saluti e abbracci (qualche lacrimuccia scappò alle amiche più affezionate). Soveva essere l'inizio di un'estate meravigliosa e invece
arrivò la tegola,due Amici fraterni Bongo e Nicola di Parma mi si avvicinarono e con i due accenti Bolognese e Parmense mi dissero
" weee Luca se vai via tu ce ne andiamo anche noi" ok detto fatto,dove si va? AMSTERDAMMMM...
LUCA
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Quando partivamo per scorribande, sempre in R4,( io prov. di Fe e un amico prov. di Bo)
ci si trovava nel bar che frequentavo io, c' era un vecchietto che ogni volta che ci vedeva diceva "TOSAT LANON"
tradotto tagliatevi i capelli capelloni... un estate partiamo per la Spagna, costa nord (Paesi Baschi, Asturie, Galizia).
Siamo, verso mezzogiorno, in viaggio nelle Asturie e ci viene una fame incredibile,
solitamente mangiavamo in campeggio, ma quando eravamo in viaggio
cercavamo sempre una trattoria di quelle tipiche non i classici ristoranti, ma la fame era tanta
e decidiamo di fermarci al primo ristorante che troviamo,
qualunque esso sia. dopo qualche km vediamo un cartello con scritto Restourante a 2 km,
ok ci fermiamo li, il nome del ristorante è LLANON ahahahah
ROS

baia degli angeli
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Sempre in Spagna, nel 92, appena varcato il confine con la Francia, ci fermiamo nel primo bar spagnolo che troviamo
e chiediamo una bevanda tipica del posto, il barista tira fuori una bottiglia di nome Pacharán e dicendo una battuta,
che non capiamo dice: esto es típico de aquí y es hermoso es un Zumo (Succo).
Buono diciamo noi, e per tutto il mese trascorso in Spagna ordinavamo sempre Pacharán Zumo,
pensavamo fosse il nome completo,
abbiamo poi scoperto perchè i baristi ci guardavano sempre male, Zumo è inteso come succo di frutta.....
ROS
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I RAGAZZI DEL COLUMBUS®
Marchio Registrato da
Andrea Castagnini
Website by Riccardo"ROS"Rossi
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